Referendum, Sea Watch 3 e strumentalizzazione politica della giustizia
Per quanto ancora vorrai abusare, Salvini, della credenza bonaria (ma questa volta colpevole) dei tuoi sostenitori? È proprio vero: il fanatismo rende ciechi, altrimenti non si spiega come sia ancora possibile che la Lega riceva dei consensi dopo le ultime esternazioni del Ministro dei Trasporti Matteo Salvini, il quale ha strumentalmente accostato la sentenza del Tribunale di Palermo relativa alla Sea Watch 3 al referendum sulla giustizia.
Salvini, il referendum e l’attacco alla magistratura: una divisione buoni vs. cattivi
Nonostante l’invito rivolto a tutte le forze politiche da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad abbassare i toni dello scontro sul Referendum, c’è chi come Matteo Salvini continua a sparare cannonate contro la magistratura senza aver prima connesso il cervello con la bocca.
Il suo commento alla sentenza del Tribunale di Palermo sul caso della Sea Watch 3 è stato: «Chi non vota SI per cambiare questa benedetta giustizia è complice degli speronatori».
Dichiarazione che non tiene conto di due questioni principali:
- la sentenza non riguarda lo speronamento o il soccorso il mare, bensì si lega al modo in cui lo Stato ha gestito il sequestro della nave;
- La nave Sea Watch 3 è stata trattenuta più a lungo di quanto consentito dalla legge dopo un sequestro amministrativo, a causa del mancato rispetto dei termini di risposta al riconoscimento presentato dalla ONG.
Caro Salvini, la sentenza non dipende da giudici buonisti o da discrezionalità ideologica. Anche qualora tutti i quesiti del referendum venissero approvati, la norma sui termini del sequestro amministrativo resterebbe invariata. Inalterato rimarrebbe anche l’obbligo dello Stato di risarcire un danno derivante da un atto illegittimo. Se proprio si vuole parlare di ingiustizia per la sentenza Sea Watch 3, essa va ricercata nell’articolo 19 della legge n. 689 del 1981, non nel futuro esito del Referendum!
Il linguaggio disonesto del Ministro: l’utile indignazione del cittadino
Quello del ministro è un linguaggio altamente disonesto, che offende la libertà di pensiero di ogni cittadino. Dire che chi voterà NO si schiererà dalla parte degli speronatori è un estremismo. E degli estremismi la destra becera odierna se ne ciba quotidianamente; Salvini calcia sempre la palla in tribuna, senza minimamente considerare l’ipotesi che esistono bravissime persone che voteranno per il SI, come altrettante specchiate che preferiranno il NO. La suddivisione in armate ultras avversarie di buoni vs. cattivi deve finire.
Il Ministro ancora una volta rimane coerente con il suo triste modo di fare politica, cercando consenso attraverso semplificazioni e forzature. Considera il suo elettorato un bacino di voti facilmente mobilitabile perché portato a indignarsi con rapidità.
Invito gli italiani a non rinunciate al senso critico e a pesare tutte le parole dei propri beniamini.