Gita scolastica alla moschea: perché le posizioni leghiste non sono corrette

Le leghiste Sardone e Latini non si sono lasciate sfuggire l’occasione di strumentalizzare la gita scolastica alla moschea organizzata dalla scuola elementare Maggini presso la Moschea della Fratellanza, in zona Baraccola, per accendere l’indignazione in qualche elettore. Islam, moschee e bambini, le leghiste avevano a disposizione tutta la posateria per imbastire una bella protesta.

Cosa dicono le Indicazioni per il curricolo

Scrivere sui social richiede impegno, è per questo che Giorgia Latini (parlamentare della Lega e coordinatrice regionale della Lega Marche) e Silvia Sardone (vicesegretaria di partito ed eurodeputata) non sono riuscite a ritagliarsi cinque minuti per consultare le Indicazioni per il curricolo dell’IRC (Insegnamento della Religione Cattolica). Infatti, nel documento si invita i docenti a sollecitare un’apertura multiculturale

in un confronto che non eluda questioni quali le convinzioni religiose, i ruoli familiari, le differenze di genere.

Dunque la scuola è chiamata a favorire un confronto rispettoso anche su aspetti come le diverse religioni e culture. Tra l’altro, nel primo ciclo di istruzione (che è il caso di interesse), la proposta educativa deve contribuire alla formazione di persone capaci di dialogo, di rispetto delle differenze e di comportamenti di comprensione reciproca. Insomma, stando a quanto riportato dalle Indicazioni, sembrerebbe che i professori di religione della Sardone e della Latini, all’epoca, non abbiano assolto il lavoro nel migliore dei modi. Testimonianza ne sono proprio le dichiarazioni. Scrive Giorgia Latini:

Le scuole devono essere luoghi di istruzione e di cultura, non di indottrinamento religioso

Da quando entrare in un edificio religioso equivarrebbe a subire un indottrinamento? Quindi gli atei che si recano nella Città del Vaticano per visitare i Musei Vaticani correrebbero il rischio di uscirne preti?

La puzza dietro l’etnocentrismo

Ciò che mi preoccupa di più però non è tanto la questione dell’indottrinamento, quanto l’idea di non considerare cultura tutto ciò che non rientra nelle nostre tradizioni. Dunque dovremmo allora ripudiare tutta la filosofia orientale, tornare a navigare seguendo le stelle anziché la bussola e contare di nuovo in numeri romani? Se gli antichi romani avessero ragionato come queste esponenti della Lega, oggi non conosceremmo gran parte della cultura greca che ha contribuito a formare la nostra civiltà, da loro tanto difesa. Attenzione perché uno degli effetti culturali di questo spicciolo etnocentrismo è quello di suscitare atteggiamenti discriminatori e razzisti. Infatti, già è arrivata alla segreteria una telefonata intimidatoria (come riportato dal Resto del Carlino). La polemica sulla gita scolastica alla moschea dimostra ancora una volta come certa politica utilizzi scuola e religione per alimentare paure identitarie.

Differenza tra patriottismo e nazionalismo

A qualcuno servirebbe un ripassino di semantica, perché troppo spesso si confonde il termine patriottismo con nazionalismo. Diciamolo, qui e ora: certi esponenti della destra, non me ne vogliano, non sono patriottici. Patriottismo significa amare la propria terra, la propria cultura e le proprie tradizioni in modo talmente grande al punto da straripare e sentire la necessità di condividere tanta bellezza con qualcun altro. Non c’è uno sguardo di superiorità, ma di dialogo e confronto. Al contrario, il nazionalismo significa reputare la propria cultura superiore a quelle altrui. Così professando, va da sé che non ci si sta mettendo in posizione di ascolto e condivisione, ma piuttosto si sta costruendo un muro.

Le giuste dichiarazioni del DS Andrea Sallese

Bene ha dichiarato il dirigente scolastico Andrea Sallese quando ha parlato di interreligiosità. Deve essere la polare non solo per ogni insegnante (di qualsiasi ordine e grado) ma di tutti i cittadini. Non si deve aspirare a una società multiculturale, dove nello stesso territorio convivono più culture diverse mantenendo separate le proprie identità, ma a una interculturale, dove si promuove l’interazione, il dialogo e lo scambio reciproco, favorendo una vera e propria integrazione. Una gita scolastica alla moschea non rappresenta indottrinamento, ma un’occasione di dialogo e conoscenza reciproca.

Insomma, nonostante la quota importante di immigrati all’interno delle scuole dovrebbe spingerci verso riflessioni di questo genere, a testa bassa un certo tipo di destra lotta per dividere la popolazione in una guerra tra poveri. Tocca a noi stare vigili, percepire l’odio che un post trasuda e condannarlo.